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Innovazione, Professionalità, Cultura
"Orgogliosi di essere Italiani"

Programma

Care amiche e amici, ho deciso con piacere di candidarmi nella lista unitaria di centrodestra Salvini-Berlusconi-Meloni per migliorare insieme a Voi questo Paese che, stanco di soprusi d’ogni sorta, ora vuole sperare in un futuro più sereno e radioso, in Italia e in Europa.

Il programma politico che ho condiviso con molti di voi, si basa su 10 essenziali punti programmatici:

  1. Detassazione della prima casa in Italia
  2. Consolato digitale
  3. Tutela del Made in Italy
  4. Estensione del reddito di inclusione
  5. Esenzione fiscal sul rientro delle pensioni in Italia
  6. Lingua italiana
  7. Rientro dei cervelli
  8. Associazionismo italiano all'estero
  9. Circoli di centrodestra in Europa
  10. Fine del roaming anche in Svizzera

 

1. Detassazione della prima casa in Italia

La nostra prima casa in Italia non deve essere considerata seconda casa ai fini fiscali. Molti cittadini residenti all'estero possiedono un'abitazione in Italia.

Dal 2015, per gli italiani residenti all'estero e regolarmente iscritti (AIRE), l'immobile in Italia può considerarsi abitazione principale, dunque è esente da IMU solo se si è pensionati nello stato estero di residenza e con pensione rilasciata dallo stesso stato estero.

Io mi impegnerò affinché la prima casa in Italia non sia considerata seconda casa ai fini fiscali, a prescindere dal presupposto che uno percepisca la pensione dall’Italia o dal paese estero nel quale risiede.

In relazione a ciò, ritengo importante ricordare che l’iscrizione all'AIRE è un diritto-dovere del cittadino e costituisce il presupposto per usufruire dei servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all'estero.

 

2. Consolato Digitale

Istituire il Consolato Digitale per semplificare l’ottenimento dei documenti ed evitare costosi viaggi verso il Consolato

L’esigenza d’istituire il Consolato Digitale è un'altra fondamentale priorità.

Consentirebbe infatti un ulteriore processo di semplificazione per tutto il lavoro che sta dietro a un complesso servizio finalizzato all’ottenimento di visti e documenti di varia natura.

La semplificazione è nata per agevolare e non per complicare tutte le procedure che i vari Consolati richiedono, sia per turismo che per lavoro o studio.

Per i cittadini italiani, si pensi alla complessità delle pratiche per il Visto Americano e tutte le formalità che occorrono per ottenere quelli di Cina, Repubblica Dominicana, India, Egitto, Tunisia, Uzbekistan, Russia ed altre ancora.

Per le procedure che occorrono per i Consolati con sede a Roma, bisognerebbe addirittura appostarsi per seguire personalmente tutte le fasi dalla consegna dei documenti, fino al ritiro!

C’è poi il problema dei costi da sostenere anche in convenzione: tariffe per le spedizioni ed i ritiri dei passaporti e dei documenti. Ad esempio, per la VISA americana, la compilazione del modulo richiede tempo e molta attenzione. La compilazione elettronica riduce i tempi di procedura.

In relazione a questo tema, esprimo la mia posizione: sono fortemente contrario alle chiusure dei Consolati. Alcuni sedi consolari dovrebbero essere riaperte e beneficiare dello SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) per l’accesso telematico ad alcuni servizi: INPS, INAIL e Agenzia delle Entrate, solo per citarne alcuni.

Sul tema, mi propongo invece per l’apertura di diversi Consolati Onorari e numerosi sportelli consolari. Inoltre, considero molto importante la figura del funzionario itinerante, dotato di apposito strumento per raccogliere le impronte digitali per l'emissione dei passaporti.

 

3. Made in Italy 

Protezione legale dei prodotti tipici Italiani e del Made in Italy attraverso la creazione del “Comitato per la tutela e la promozione della ristorazione italiana nel mondo” e di una struttura di coordinamento di uffici legali nei paesi di maggior interesse per l’enforcement dei diritti

I contributi per la promozione del Made in Italy all’estero e l'aumento delle risorse per le Camere di Commercio Italiane all’Estero, rappresentano le priorità del nostro programma.

L’Istituto per il Commercio Estero deve aiutare e sostenere le aziende che intendono esportare. Come? Potenziando e migliorando le reti di interconnessione delle Camere, così come le occasioni di contatto e di condivisione di esperienze, che possono essere realizzate, in un circuito in cui la competitività ti premia solo se sei in grado di rinnovarti ogni giorno. Inoltre, è fondamentale l’Ente Nazionale Italiano per il Turismo, volto a promuovere all’estero il patrimonio turistico del Paese.

Made in Italy è sinonimo di qualità ed eccellenza. 

 

4. Estensione del reddito di inclusione

Estensione del reddito a quei famigliari che hanno un figlio under 35 emigrato all'estero per lavoro, regolarmente iscritto all'AIRE per un viaggio all'anno in patria.

Negli ultimi 10 anni, la mobilità italiana è aumentata quasi del 60% con Lombardia e Veneto principali regioni di emigrazione. Attualmente sono quasi 380mila i giovani italiani che risiedono all'estero. 

Dal rapporto 2017 «Italiani nel mondo» emerge che il 40% dei giovani che nel 2016 hanno lasciato l'Italia per l'estero è under 35. Quale che sia la destinazione, un fatto è certo!

I giovani emigrano perché in Italia non trovano un lavoro stabile sul quale poter costruire il loro futuro. E mi sembra assurdo che non si trovino le risorse finanziare per sostenere in modo dignitoso tutti questi giovani.

Io mi batterò sempre per promuovere politiche giovanili volte ad acquisire know-how formativi e agevolazioni di varia natura come l’estensione del reddito di inclusione a quei famigliari che hanno un figlio under 35 emigrato all'estero per lavoro, regolarmente iscritto all'AIRE.

Allo stesso modo anche i giovani emigrati che rientrano tra i beneficiari delle agevolazioni, potranno, almeno una volta l’anno, usufruire di un viaggio A/R per ricongiungersi, seppur brevemente, con i loro cari.

 

5. Esenzione fiscale sulle pensioni estere

Obiettivo: facilitare il rientro in Italia dei pensionati emigrati che desiderano tornare al Paese di origine

Sulle pensioni italiane grava la tassazione più alta d'Europa. Nel nostro Paese, infatti, questa è mediamente del 21%, mentre nel resto d'Europa è al 14%. Senza contare il blocco delle rivalutazioni.

Sono deciso a lottare affinché l’esenzione fiscale sulle pensioni consenta un rientro in Italia dei pensionati.

Cito solo alcuni esempi sul tema:

  • per i pensionati italiani che decidono di trasferirsi nell’arcipelago spagnolo delle Canarie, i trattamenti minimi non sono tassati e l'aliquota IRPEF massima raggiunge il 15%, mentre le aliquote IVA sono più basse rispetto al continente e sono previsti sgravi per l'affitto di case, vantaggiosi soprattutto per gli over 65.
  • In Portogallo, i pensionati che trasferiscono la residenza sono esentati per 10 anni da qualunque tipo di tassazione sui redditi.
  • In Tunisia, l’esenzione fiscale si estende all'80% della propria pensione e sul rimanente 20%, l'IRPEF applicata va dal 15% al 35% a seconda del reddito. È inclusa inoltre una copertura medica totale, così come in Bulgaria e Romania che pure agevolano questi trasferimenti.

Una recente proposta del Governo italiano, prevede un prelievo agevolato al 10% per 15 anni da riservare alle persone fisiche che soddisfino queste due condizioni:

  • Che trasferiscano la propria residenza fiscale in Italia;
  • Non siano state fiscalmente residenti in Italia per almeno nove periodi di imposta nel corso dei dieci precedenti a quello in cui ci si sposta nel Belpaese. I trattamenti devono essere erogati da “soggetto estero”, escludendo così eventuali pensionati italiani che volessero far ritorno a casa.

L'iniziativa ha il solo scopo di far guadagnare qualche decina di milioni di euro tra gettito IRPEF e IVA.

Subito l’INPS ha sferrato un nuovo attacco ai pensionati che emigrano all'estero: chiede al Governo un giro di vite e mette a disposizione i suoi dati a Pubbliservizi Srl (ex Agenzia delle Entrate) per le conseguenti verifiche e incroci. Questi meccanismi possono dirsi attraenti per un'ipotesi di rientro? Naturalmente no. Non possiamo penalizzare così i nostri pensionati che vogliono rientrare in Italia. Da qui la nostra battaglia.

 

6. Lingua italiana

Supporto per l’insegnamento dell’Italiano all’estero

Gli Istituti Italiani di cultura rappresentano l'immagine del nostro paese nel mondo.

Aumentare il numero degli insegnanti di ruolo all’estero diviene quindi indispensabile, così come approvare ulteriori risorse per i corsi di lingua e cultura, promossi dagli Enti gestori. Sono questi i punti principali sui cui investire per un'ampia promozione della lingua italiana nel mondo.

Il nostro patrimonio culturale e artistico rappresenta un bene di valore inestimabile per il nostro Paese, che può e deve essere valorizzato attraverso una modernizzazione possibile a più livelli.

Pensiamo agli Istituti Italiani di Cultura, alle Università, alla promozione turistica, agli scambi internazionali legati alla ricerca.

Internet e le nuove tecnologie multimediali devono essere lo strumento per far conoscere la nostra ricchezza culturale dalle radici profonde della nostra ai giorni nostri. 

Un discorso parallelo, ma simile, può essere fatto per il sostegno di quelle scuole all’estero che sono integrate nei sistemi scolastici locali; anche in questo caso, attraverso una strategia complessiva di creatività e utilizzo mirato delle risorse a disposizione, si possono potenziare gli istituti più virtuosi in quanto a risultati formativi.

L'obiettivo, in questo caso, è quello di riproporre tali modelli nei diversi contesti europei, in cui alimentare con maggiore tenacia l'idea di Europa intesa davvero come una comunità, oltre che unione economica. Con riferimento a ciò, i numerosi scambi interculturali, che partono dalla scuola per poi diventare ERASMUS, Leonardo, Corpo europeo di solidarietà, occupazione, possono e devono essere alla base di uno scambio culturale reciproco; questo perché attraverso la nostra cultura, l'Italia può essere un Paese in grado di attirare investimenti cospicui non solo nel turismo, ma anche nel campo occupazionale.

 

7. Rientro dei Cervelli

Il lavoro all’estero non va discriminato. Chi torna in Italia, deve pagare di meno. Per i lavoratori qualificati all’estero che intendono rientrare devono essere riconosciuti i contributi pensionistici versati in Italia.

Vanno riconosciuti il cumulo e la conseguente erogazione di pensione italiana anche ai dipendenti di organizzazioni internazionali.

Per i lavoratori rimpatriati, docenti e ricercatori, includendo anche i contro-esodati, bisogna ampliare le caratteristiche e i meccanismi degli incentivi attualmente in vigore per le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza in Italia. Soprattutto, dovrebbe essere previsto un regime di imponibilità ridotta dei redditi da lavoro dipendente prodotti in Italia, estesi anche ai redditi di lavoro autonomo.

La semplificazione dei requisiti richiesti per l’accesso a un tale beneficio è una priorità assoluta.

Gli incentivi per i ricercatori e i docenti dovrebbero prevedere migliore tassazione agevolata per i redditi di lavoro dipendente e di lavoro autonomo prodotti in Italia e per lo svolgimento dell’attività di docenza e ricerca che concorrono alla formazione del reddito complessivo.

Per accedere a un tale beneficio, i docenti e i ricercatori devono però soddisfare alcuni requisiti: essere in possesso di un titolo di studio universitario o equiparato; non essere stati occasionalmente residenti all’estero; aver svolto all’estero documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi presso centri di ricerca pubblici o privati o università; svolgere attività di docenza e ricerca in Italia; infine, acquisire la residenza fiscale nel territorio dello Stato.

 

8. Associazionismo italiano all’estero 

Sviluppare, agevolare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con l'estero, con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese, dei loro consorzi e raggruppamenti: tali incentivi non possono né devono venire meno.

L’impresa italiana che intenda andare all’estero, deve obbligatoriamente essere sostenuta con una gamma di servizi pensati, nelle diverse fasi del processo di internazionalizzazione, per accompagnare l’operatore, che deve: poter conoscere i mercati esteri per informarsi sulle potenzialità di un mercato; poter accedere al patrimonio di informazioni operative ; presentarsi ai potenziali partner stranieri con la possibilità di inserire presentazioni ed immagini di prodotti; individuare il mercato/mercati su cui operare.

Sviluppare i rapporti con l’estero, per ampliare la presenza sui mercati, non è cosa da poco. Ecco perché le imprese necessitano di una vasta gamma di servizi che spaziano dai terreni in loco, alle azioni sui canali di distribuzione, solo per citarne alcuni.

In relazione a ciò, negli ultimi anni si è registrato un sensibile rafforzamento delle azioni svolte a livello internazionale. Su questo volano dobbiamo insistere ancor più, anche a maggior supporto delle autonomie locali e soggetti territoriali. La gran parte delle Regioni ha mostrato un notevole attivismo in “politica estera”, che si è manifestato essenzialmente attraverso: missioni istituzionali; firma di accordi e protocolli con Stati o Regioni straniere; incontri con delegazioni istituzionali estere e organizzazione di eventi internazionali. Impiegando risorse ordinarie di bilancio, le Regioni dovranno finanziare più progetti volti a favorire l’accesso delle PMI ai mercati esteri.

 

9. Circoli di Centrodestra

Creazione di circoli di Centrodestra in Europa anche tramite i social network

In Europa, La Rete tra i Circoli di Centrodestra è un’opportunità unica per la condivisione telematica delle informazioni e della comunicazione tra siti web e social network. Insieme si può dare vita a nuovi modelli organizzativi, a più iniziative ed eventi.

Gli effetti positivi della collaborazione rispetto all'isolamento sono evidenti a tutti, specialmente se si attuano in tempi di crisi della politica, segnata da un alto tasso di disaffezione al voto.

Reputo fondamentale unire più sistemi tra loro che avere circoli individuali. Ciò andrebbe a beneficio delle comuni esperienze e competenze anche economiche, dettate dalle priorità delle politiche. Una delle principali spinte a fare Rete è infatti il contenimento dei costi anche nel fare politica.

Intendo quindi promuovere l'interconnessione tra Reti di Circoli che si trovano in una stessa zona (da una singola città a una regione) e condividono un progetto, regole e obiettivi per migliorare le proprie attività e valorizzare la politica, quella vera, fatta di passione, che si realizza sul territorio stesso. Una strategia, questa, che va spinta di più oggi, anche in conseguenza della crisi economica e del taglio dei fondi. Le scelte strategiche non devono però nascere dalle emergenze, bensì essere figlie e patrimonio dell’attivismo.

La mia visione è quindi quella di circoli di Centrodestra attivi in tutta Europa.

L'immagine potrebbe essere quella dei cerchi concentrici provocati da una pietra gettata in acqua: si parte da network più piccoli da creare in diverse zone di tutta Europa, per giungere fino all'anello più esterno.

Questo metodo comporta numerosi vantaggi. I sistemi dei circoli condividono in particolare attività di comunicazione esterna, soprattutto di tipo multimediale: creazione di siti web, profili comuni sui social network, rapporti con la stampa.

Iniziative che innescano un circolo virtuoso, cresce la visibilità e la possibilità di avere nuove idee e suggerimenti. 

 

10. Roaming in Svizzera

Sostegno al governo svizzero per l’introduzione del roaming Europeo anche in Svizzera

Sì! Ci vuole il roaming a costo zero anche per sulla rete svizzera. Da giugno i clienti mobili dell’UE non pagano più il roaming. La nostra politica di centrodestra vuole che questo avvenga anche per la Svizzera.

Un minuto di chiamata in Europa, senza abbonamento con il roaming incluso, costa CHF 0,45 centesimi con Swisscom e CHF 1,45 con Sunrise. Con Salt, invece, si pagano fino a CHF 2,00 a megabyte per navigare oltre confine. Ma, nonostante i prezzi del roaming stiano scendendo anche per i clienti svizzeri, la situazione nell'Unione Europea è del tutto diversa. Non deve esserci discriminazione nella comunicazione. .

Le fatturazioni alle aziende elvetiche avranno così costi più alti di quelli che riserva, per esempio, un provider austriaco.

Se l’UE può abolire il roaming, ciò deve essere possibile anche per la Svizzera. Il roaming per gli operatori svizzeri è ancora un business con ampi margini. Per questo non hanno quasi nessun interesse a negoziare con i fornitori europei per imporre dei prezzi bassi. Tuttavia, per l'imprenditoria a vocazione transnazionale, che vede nell'Europa un'opportunità di crescita, la Svizzera, quale meta di passaggio obbligato, non può restare fuori dai giochi.