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L'economia legata alla sanità: una grande opportunità

Author: Ticiano Sgarbi/domenica 11 febbraio 2018/Categories: BLOG, GIOVANI, IMPRESA, HOME (direct)

Il rapporto di Confindustria sulla filiera della salute in Italia, presentato a Roma e realizzato insieme alle associazioni confederali di categoria che rappresentano la filiera (Aiop, Assobiomedica, Farmindustria, Federchimica e Federterme

L’industria legata alla filiera della salute, la cosiddetta “white economy”, contribuisce al Pil nazionale per il 10,7% dando lavoro ad oltre 2,4 milioni di persone, circa il 10% dell’occupazione complessiva.

È quanto mette in luce il rapporto di Confindustria sulla filiera della salute in Italia, presentato a Roma nella sede di Viale dell’Astronomia e realizzato insieme alle associazioni confederali di categoria che rappresentano la filiera (Aiop, Assobiomedica, Farmindustria, Federchimica e Federterme).

Dobbiamo avere un concetto largo della sanità: in una società che invecchia come quella italiana il costo deve diventare un investimento, un’opportunità, un’idea di società del futuro ma anche un grande contributo ad attrarre ricchezza nel Paese. L’industria della filiera della salute può essere un driver anche per l’export del Paese e secondo il rapporto, il perno decisivo della “white economy” è rappresentato dall’industria privata della salute, un settore in cui i principali indicatori di performance, nonostante la crisi, registrano miglioramenti significativi sia in termini percentuali, rispetto al totale nazionale, sia in termini assoluti.

La filiera della salute privata rappresenta da sola, rispetto all’economia del Paese, il 4,9% del fatturato (144 mld di euro), il 6,9% del valore aggiunto (49 mld di euro), il 5,8% dell’occupazione (circa 910.000 persone) e il 7,1% delle esportazioni (oltre 28 mld di euro) con valori tutti in crescita rispetto al 2008. Un comparto industriale anticiclico, inoltre, quello legato alla salute: di fronte a un valore aggiunto complessivo dell’economia italiana pressoché invariato tra il 2008 e il 2015, quello della filiera è cresciuto del 14,3%. Ancora migliore è il dato dell’occupazione (in gran parte altamente qualificata), in aumento del +3,35% tra i 2008 e il 2015, contro un dato nazionale negativo (-9,2%).

Quello sulla salute è tra gli investimenti più produttivi in Italia, un settore che rende di più di quello che prende.

La Farmaceutica in questi anni è stata un motore fondamentale per la crescita del Paese, creando sinergie con altri settori del made in Italy come la meccanica e l’imballaggio dove non siamo secondi a nessuno.

Oltre ai 2 miliardi e mezzo che vengono investiti tutti gli anni ci sono 750 milioni di investimenti in studi clinici e non ci dimentichiamo che 1 euro investito in studio clinico ne fa risparmiare 2 al Servizio sanitario nazionale. Mi sento di dire che la Farmaceutica, con un + 15%, è il settore che ha aiutato il Paese a uscire dalla crisi e a ritornare nel segno positivo della produzione, mentre l’industria manifatturiera, negli anni della crisi, segnava un -7% nella produzione.

Bisogna cedere nel Paese: l’export è aumentato e ormai l’80% di quello che produciamo va all’estero. Negli anni passati ci piaceva dire che eravamo il secondo Paese dopo la Germania per presenza industriale, ma se continuiamo così saremo davanti … tra pochissimo!

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