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"Orgogliosi di essere Italiani"

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Tassazione all'estero

Author: Ticiano Sgarbi/domenica 28 gennaio 2018/Categories: BLOG, SOCIALE, GIOVANI

Se penso a quanto struggente sia la decisione che deve gravare su un nostro connazionale, giovane o adulto quale che sia, nel momento in cui deve decidere di lasciare il nostro Paese per l’estero in prospettiva di trovare un lavoro migliore, oppure per trovare almeno un lavoro, non posso fare a meno di pensare che oltre a queste sofferenze, altre se ne debbano aggiungere, magari di natura fiscale.

Questo per me sarebbe un pensiero davvero insopportabile. Ma, lasciare l’Italia, per volontà o necessità, evidentemente non significa aver definitivamente chiuso i conti con il Fisco italiano.

E’ vero che le situazioni possono essere diversificate ma bisogna prestare la massima attenzione a quando è necessario presentare ancora la dichiarazione dei redditi in Italia.

A fare da spartiacque è l’iscrizione all’Aire (l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero), nelle cui liste al termine dello scorso anno risultavano presenti poco meno di 5milioni di connazionali: il 54% dei quali è rimasto in Europa.

Come ricorda la guida pubblicata dall’agenzia delle Entrate, Lavoratori italiani all’estero: come evitare la doppia tassazione e usufruire del credito d’imposta, la regola generale è la seguente: tutti i cittadini italiani che lavorano all’estero e che non sono iscritti all’Aire sono fiscalmente residenti in Italia e devono ogni anno presentare la dichiarazione e pagare le imposte sui redditi ovunque prodotti.

La conseguenza è fin troppo scontata. Qualora si ometta di presentare la dichiarazione dei redditi o non si indichino in essa i redditi prodotti all’estero, non spetta la detrazione delle imposte pagate nello Stato estero.

Per le pensioni italiane all’estero, in Europa, Germania e Svizzera sono al primo posto, mentre il Portogallo appare come meta più ambita della terza età, grazie a un vantaggioso regime fiscale.

La guida delle Entrate delinea anche i tre indizi per definire chi è fiscalmente residente in Italia. Per le imposte sui redditi, infatti, si considerano fiscalmente residenti le persone che per la maggior parte del periodo d’imposta (cioè, per almeno 183 giorni all’anno) sono iscritte nelle Anagrafi comunali della popolazione residente in Italia; o che hanno nel territorio dello Stato il domicilio o la residenza; oppure si sono trasferiti in uno dei Paesi a fiscalità privilegiata.

La suddivisione per continente degli italiani all'estero iscritti all'AIRE a fine 2016 era la seguente, per un totale di 4.973.942 italiani:

  • Europa: 2.685.815
  • Sudamerica: 1.559.068
  • Nordamerica e Centroamerica: 451.062
  • Africa, Asia, Oceania e Antartide 277.997

Per l’Agenzie delle Entrate, il cittadino italiano che trasferisce la propria residenza da un Comune italiano all’estero (anche se in un Paese della UE), entro 90 giorni dal trasferimento della residenza deve iscriversi all’Aire presso il consolato competente per territorio.

Questa procedura però presenta dei pro e dei contro. Iscrivendosi all’AIRE si può usufruire di alcuni servizi forniti direttamente dal consolato italiano all’estero, come il rilascio di certificati anagrafici e di residenza, il rinnovo del passaporto, il rinnovo della patente di guida per chi risiede in paesi extraeuropei; ma, allo stesso tempo, l’iscrizione implica la perdita del diritto all’assistenza sanitaria di base in Italia ma resta garantita solo l’assistenza sanitaria urgente.

A mio parere, questa è una condizione inaccettabile e mi batterò per cambiarla.

Per non pagare due volte le imposte nel Paese in cui il reddito viene prodotto e in quello in cui il contribuente è residente esistono strumenti bilaterali, le Convenzioni contro le doppie imposizioni siglate dall’Italia con gli Stati esteri.

In linea generale - le Convenzioni - non prevedono che sia un unico Stato, tra i due contraenti, ad assoggettare a tassazione un determinato tipo di reddito (tassazione esclusiva). Per questo motivo, è necessario dichiarare in Italia anche i redditi conseguiti all’estero.

Tuttavia, le imposte pagate all’estero a titolo definitivo sono ammesse in detrazione dall’imposta netta fino a concorrenza della quota di imposta italiana.

Per la voluntary, invece un doppio rilancio. Le Entrate ricordano che è ancora in corso la voluntary disclosure-bis che fino al prossimo 2 ottobre consente di regolarizzare le violazioni degli obblighi dichiarativi commesse in materia di imposte sui redditi, usufruendo di benefici sul piano sanzionatorio. Presentando l’adesione al rientro dei capitali e indicando i redditi di lavoro dipendente o di lavoro autonomo finora non dichiarati in Italia, viene riconosciuto il credito per le imposte pagate all’estero a titolo definitivo.

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